Castello Aragonese d'Ischia

25 e 26 settembre 2020

La filosofia, il Castello e la Torre

Festival internazionale di Filosofia

VI edizione: Tempo

20 - 27 settembre 2020 

 

Informazioni e programma: www.lafilosofiailcastellolatorre.it 

 

Venerdì 25 settembre 2020, Chiesa dell'Immacolata, ore 20:30

L’INTERVISTA: La scomparsa di mia madre. Benedetta Barzini e Beniamino Barrese.

 

Sabato 26 settembre 2020, Chiesa dell'Immacolata, ore 20:30

LECTIO MAGISTRALIS: Le figure del tempo. Umberto Galimberti

 

Dopo la quinta edizione dedicata al tema “Dio”, il festival focalizza la propria capacità di riflessione sul concetto di “Tempo” come cifra del rapporto ontologico, gnoseologico ed etico tra gli esseri viventi e il mondo.

 

Il tempo è un’unità di misura, un paradigma di relazione che determina il principio o la fine degli accadimenti. Esso è orizzonte esistenziale per eccellenza del sentire umano, in cui la vita si lascia attraversare come unità concettuale divenendo evento: i minuti, le ore, gli anni, i secoli e i millenni rappresentano una dimensione e una quantità simbolica, prossima o distante, lungo la quale inscrivere l’esistenza dal concepimento alla morte, e oltre.

 

Passato, presente e futuro sono le categorie in cui le nostre azioni vengono ordinate. Quando la vita biologica è letta secondo queste categorie, diviene esistenza, storia, evoluzione.

 

Declinata nel divenire, l’esistenza si accorda a un continuum temporale la cui tridimensionalità viene ogni volta raccolta nelle nostre azioni e nelle nostre scelte, in un tentativo di placare l’eterno dissidio di chi guarda solo al passato, divenendo nostalgico, o di chi solo al presente divenendo superficiale, o di chi solo al futuro divenendo ansioso.

 

Nel tempo il corpo si evolve, si modifica divenendo un indicatore di segni, di cambiamenti e di attività organiche. Queste variano d’intensità, componendo l’identità (anche visiva) del nostro corpo per l’altro: essere giovani o anziani corrisponde ad una attività cellulare tipica di tutti gli esseri viventi. Allo stesso modo, nella speciale materia della mente umana, e quindi nel cervello come centro di attività intellettive, persistono una quantità di accadimenti che, ordinati e trattenuti in griglie spazio-temporali, costruiscono la memoria, quel solido patrimonio attraverso cui le generazioni e quindi le comunità determinano l’apertura o la chiusura al divenire.

 

Ma nella stessa mente umana il concetto di tempo è ripensato assieme a quello d’infinito, dove le categorie da noi costruite cambiano di senso. Come intendere questa esigenza e la necessità, all’apparenza invalicabile, di concepire un’unità che trascende il tempo e, in un certo senso, lo ospita come sua struttura portante?

 

Il relativismo etico pone il concetto di tempo sotto una luce diversa, cercando di collocare l’essere umano in infiniti centri di relazione intorno ai quali far ruotare un pensiero e un tempo assoluti. Le generazioni cambiano nelle relazioni e i tempi insieme alle generazioni. Esse si costituiscono in maniera dinamica divenendo portatrici di cambiamenti, di spazi di apertura o chiusura morali ed etici.

 

I tempi sono espressione necessaria della nostra pluralità individuale e collettiva ed è proprio su questa pluralità che il festival pone l’accento.

 

Da queste considerazioni scaturiscono le seguenti domande:

 

È giusto dire – alla luce di una logica della trasformazione e del divenire immanenti – che ognuno ha i suoi tempi e che, nella differenza essenziale ed esistenziale dello spazio della progettazione, ogni individuo ha il diritto di porsi al centro dell’esistenza collettiva?

 

I tempi dell’evoluzione, ma anche il nuovo concetto d’infinito, rimettono in un senso nuovo l’essere umano al centro dell’universo o, al contrario, lo relegano sempre ai margini di un limite costitutivo?

 

La tecnologia e la scienza stanno ridiscutendo profondamente la nozione di tempo fin quasi al suo annientamento nell’iper-accelerazione tecnica o nell’approfondirsi delle misurazioni scientifiche in campi prodotti da interazioni prive di tempo. Nel far questo, esse stanno progressivamente mettendo in luce o in ombra l’aspetto “umano-centrico” del tempo?

 

Nella cornice di questi profondi ripensamenti gli esseri umani saranno capaci di unirsi in una visione condivisa della propria esistenza, senza distinzioni, appartenenze e fanatismi, per regolare al meglio il proprio agire?

 

Oppure anche solo l’idea di un tempo che ci tiene tutti uniti è un’illusione?

 

Fino a che punto si può oggi dire che il tempo non esiste?

 

Quanto e quale tempo resta ancora a noi, esseri umani, e al nostro pianeta?